Adottare le bioplastiche non è così semplice

Adottare le bioplastiche non è così semplice

Guardate oltre il clamore suscitato dai mass media a proposito delle bioplastiche: è difficile sapere da dove cominciare. Che cosa è una bioplastica? Cosa significa biodegradabilità? Le bioplastiche sono pronte per essere immesse sul mercato? Apparentemente sono delle domande innocue, ma la realtà non è così semplice.

Nell'ottobre 2018, dopo giorni di tempesta e mare mosso sulla costa del Regno Unito, Brean Beach, a Burnham, nel Somerset era cosparsa di rifiuti portati dalla marea. Niente di eccezionale: i rifiuti marini spesso vengono depositati sulla spiaggia dopo una tempesta. Tuttavia una foto pubblicata su Facebook da un componente della squadra di soccorso della Guardia costiera di Burnham che ritraeva una bottiglia rinvenuta sulla spiaggia ha dato il via a un più ampio dibattito sull'inquinamento causato dalla plastica.

In effetti, non si trattava semplicemente di una vecchia bottiglia. Era un flacone di Fairy, un detersivo per piatti, risalente almeno al 1971. Per di più, la bottiglia era in perfette condizioni nonostante avesse affrontato i mari per quasi cinquant'anni. Se si considera il fatto che una comune bottiglia di plastica può impiegare fino a 450 anni per decomporsi nell'oceano, e che 12,7 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani ogni anno, si può ben capire perché l'incidente abbia colpito profondamente così tante persone sui social media.

Biodegradabile o bioplastica?

Sebbene i termini bioplastica e plastica biodegradabile siano stati ampiamente utilizzati, il loro uso è tuttavia improprio. Le bioplastiche, come suggerisce il nome, sono plastiche realizzate interamente, o in parte, da prodotti base biologici presenti in natura. Le plastiche biodegradabili, invece, sono plastiche che possono essere decomposte naturalmente dai microrganismi a standard di settore riconosciuti.

Tuttavia, è il caso di sfatare un mito. Mentre tutte le plastiche biodegradabili sono bioplastiche, non tutte le bioplastiche sono biodegradabili. Prendiamo ad esempio la PlantBottle di Coca-Cola, prodotta in parte con componenti vegetali. La bottiglia è realizzata in polietilene tereftalato (PET) ottenuto dalla polimerizzazione di una mescola di composti biologici e di origine petrolchimica. Quindi, nonostante possa essere chiamata bioplastica grazie ai suoi prodotti base bio, dal punto di vista biologico non si decomporrà mai.

Non vogliamo con questo dire che le bioplastiche realizzate completamente con composti a base vegetale non esistono. Negli ultimi anni, abbiamo assistito all'affermazione delle bioplastiche prodotte con gli amidi derivati dal mais e dalla canna da zucchero che vengono convertiti in acido polilattico (PLA), un tipo di plastica che sta diventando popolare per il confezionamento degli alimenti e altre plastiche monouso.

È importante osservare che mentre le bioplastiche completamente a base vegetale sono biodegradabili, non necessariamente sono tutte compostabili a casa propria. Questo ci porta al nostro secondo termine improprio: biodegradabilità. Sebbene la plastica possa biodegradarsi nelle compostiere industriali che offrono alti livelli di calore, pressione, pH e ambiente microbico necessario per la degradazione, queste condizioni sono rare, se non addirittura assenti, in natura. Ne consegue che persino le bioplastiche interamente derivate da fonti naturali potrebbero non decomporsi mai in mare.

Le conseguenze per l'industria

In veste di produttore, potreste star valutando di fare la vostra parte nell'affrontare la crisi della plastica trovando soluzioni riguardo l'uso della plastica nei vostri prodotti o nei pezzi utilizzati nelle vostre attività manifatturiere. Le bioplastiche potrebbero sembrare un'alternativa allettante, ma non sono affatto migliori per l'ambiente; potrebbe non valere la pena sostenere una spesa per adeguare la vostra infrastruttura in vista della loro adozione.

I progressi nel campo delle bioplastiche sono all'ordine del giorno. Ad esempio Teysha Technologies, specializzata in biopolimeri, ha sviluppato una bioplastica le cui proprietà possono essere ottimizzate per la decomposizione nell'ambiente naturale poco tempo dopo essere finita in mare.

La professoressa Karen L. Wooley, inventore e CTO presso Teysha spiega: "Nel corso degli ultimi vent'anni abbiamo acquisito una profonda consapevolezza dei potenziali impatti negativi che potrebbero avere i materiali polimerici che persistono oltre la loro vita utile. Questo ci ha portato a considerare l'intero ciclo di vita della plastica già nelle fasi iniziali di progettazione.

"Un vantaggio significativo della nostra tecnologia risiede nell'uso di prodotti base naturali e sostenibili per generare policarbonati in grado di ottimizzare le proprietà fisiche, meccaniche e chimiche controllando la chimica, la formulazione e le condizioni di polimerizzazione.

"La forza, la robustezza, la durevolezza e la longevità dei nostri polimeri dipendono dalle proprietà degli specifici monomeri utilizzati nella polimerizzazione e possono essere ottimizzate per diverse applicazioni. Le proprietà dei nostri materiali vanno dalla flessibilità alla rigidità; la degradazione avviene nel corso di settimane o di mesi a seconda della composizione del polimero e delle condizioni ambientali.

"Il principale meccanismo della degradazione polimerica è la degradazione idrolitica, che consente la decomposizione in qualsiasi ambiente contenga umidità e non richiede un'attività microbica, condizioni anaerobiche o compostaggio industriale".

Gestire l'obsolescenza

I biopolimeri realmente flessibili potrebbero essere ancora molto lontani dalla commercializzazione. Nel frattempo, se la gestione dell'obsolescenza è la vostra priorità, allora l'uso di parti industriali realizzate in plastica tradizionale potrebbe rappresentare un modo per prolungare la vita utile del pezzo in questione. Anche in caso di rottura questi pezzi possono essere riparati, ricondizionati e rimessi in uso. La filosofia "Riparare, riusare e riciclare" dovrebbe proseguire anche dopo l'immissione sul mercato di bioplastiche più valide.

A quanto pare, l'adozione delle bioplastiche non è così semplice come sembrerebbe a prima vista. Per chi opera nel settore, comprendere la meccanica dei materiali contribuirà non poco affinché i produttori adottino non solo le bioplastiche, ma interagiscano con i materiali in modo definitivamente più sostenibile.

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